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Qualche volta non ci credi

E qualche volta ti sforzi anche di non crederci, di non lasciarti abbindolare.
Tra tutti i consiglieri oramai dai peso a quelli che predicano la calma: paura e debolezza.
Ma giorno dopo giorno le delusioni tanto paventate non arrivano, le ferite tanto temute non vengono inflitte, e allora qualcosa inizia a svegliarsi dentro.
Un calore le cui vestigia sono un ricordo del passato dimenticato dietro qualche polveroso scaffale poco illuminato.
E l’emozione effimera di un istante rubato ad un’altra vita s’insinua lentamente nel petto a diventare un momento quotidiano, temuto e atteso al contempo.
Lentamente la fiducia inizia a ritagliarsi uno spazio per legarti, qualche dubbio tiene testa stoico solamente per crollare davanti al fulgore di quella voce.
E così un minuto diventa un’ora, e un’ora diventa un giorno, e un giorno ancora non basta.
E quel qualcosa che si stava svegliando adesso è desto e si chiama cuore ed è affamato.
Uno, dieci, cento, mille abbracci non bastano, che pure uno sguardo è così intenso da far sgorgare lacrime di felicità.
E lo distogli quello sguardo, con la pena di non avere più quegli occhi davanti, e il cuore che annaspa in tanta emozione, colpevolezza di aver interrotto quel lungo immobile bacio, felicità per la luce che senti crescere dentro.
Così una falena che volava per la fredda e buia aria notturna diventa una principessa che cammina al tuo fianco, al cospetto del sole o sotto la luna, protetti dalla magia che vi lega non temete più nulla e camminate figli del mondo, genitori del vostro legame.
Innamorati.

Mi dispiace solo non avere la testa libera a sufficienza per scrivere qualcosa di più ispirato.
Ma la laurea mi sta veramente esaurendo.
Il 9 alle 9. Avrò anche un titolo e me lo sarò anche meritato.
Les jeux sont faits, au revoir.

Pet Shop Boys – Here

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Se il mito crolla


fonte La Repubblica

Così si presenta il grattacielo della JP Morgan di Huston dopo il passaggio del ciclone IKE.
Quanti discorsi si fanno sui cambiamenti del clima, sullo scioglimento dei ghiacci, sul riscaldamento atmosferico…
Ma né le parole, né le macerie, né i morti sono mezzi abbastanza potenti da inculcare la razionalità in chi non la vuole.
Quanti interessi frivoli e momentanei ottengono la precedenza perchè gli uomini sono guidati da quegli istinti infantili di immediata soddisfazione.
Quante stupidità, idiozie, pazzie passano per cose sacrosante calpestando diritti dalla voce più fievole, ma non certo meno bella.
Quanti danni fa e farà ancora questo scomodo personaggio che risponde al nome di orgoglio?
E’ una lotta senza esclusione di colpi tra lui e la sua eterna rivale, l’ignoranza.
Si alleano, litigano, si azzuffano, ritornano amici. Sempre in vetta a far guai per tutto il mondo.
Mai un cenno di rivolta, mai qualcuno che si scandalizzi.
Diritti calpestati, conquiste ottenute dopo secoli e secoli buttate dalla finestra, migliai di anni di dibattiti per arrivare poi al culto della proprietà privata.
Ma certo quando tutto è regalato, quando c’è sempre qualcuno che protegge, quando le responsabilità sono per i poveracci che non possono permettersi di pagare qualcun altro che gliele tolga… cosa si può pretendere?
E allora prendiamo ad esempio questi mostri sacri della cecità, questi treni le cui rotaie non si capisce bene chi le abbia fatte e dove le abbia portate, questi rampolli della società moderna che niente hanno di meglio da fare che rompere tutto. Così forse chi, ancora più mediocre, verrà dopo avrà la faciltà di sembrare migliore per aver semplicemente rattoppato ciò che era stato rotto. Sempre che in tempo si arrivi per una toppa, perchè a volte la rottura eccede le capacità di riparazione dei sarti migliori.
E allora il vestito va fatto nuovo.
Così noi seguiamo quest’america tronfia, infantile, gradassa, spaccona e anche stupidotta. Perchè si può essere spacconi, sicuri di se, quando si abbia consapevolezza delle proprie doti. Ma chi avanza certo di una nuvola di fumo, non denota sicuramente grande acume. Né tanto meno dimostra sagacia chi non si interroghi sul da farsi, chi non ponga dubbi, chi non faccia di tutto per far vacillare le certezze.
Cos’è una certezza se non ha mai resistito ad un attacco? Se non ha mai risposto ad una domanda rimanendo in piedi.
Chi proverebbe a costruire una casa su delle ninfee?
Sono bellissime certo, ma se non sono famose come piattaforme edili ci sarà pure un motivo.
Ma in questa rincorsa eterna del piacere la memoria diventa fanalino di coda, invischiata negli scandali dei brutti ricordi la si allontana, la si accorcia, la si cancella. Incuranti degli effetti collaterali, della stupidità intrinseca dell’assenza di ricordi.
La paura guida questa pulizia etnica a 360 gradi, questo repulisti di ogni memoria come se ricordare fosse un compito troppo grave, un compito divino. A noi mortali è dato vivere, non ricordare.
E così eliminiamo ogni giorno un vincolo che con molto sudore avevamo creato, ignorando la fatica, gli errori, le vittime dell’assenza di quel vincolo. Tutti persi nell’oblio, nel repulisti. Cancelliamo i progressi come fossero errori perchè non abbiamo più termini di paragone. E disegnamo grandioso nel firmamento il nostro crollo.

Oggi il nostro eterno mito, quell’america che sempre appare migliore, più avanzata, più agiata, perde per strada un pezzo che forse non è vitale, ma andrebbe preso come un gigantesco avviso: attenzione che per questa strada vi fate male. Chissà se questi uomini del duemila avranno la forza di accettare tutti questi errori, e prendersi la responsabilità di far virare la nave.
Noi italiani ci siamo giocati tutta la dignità tantissimo tempo addietro, adesso ci stiamo giocando la vita. Con migliaia di persone trattate come carta straccia (che pur’essa ha valore visto che si può riciclare) dialoghiamo ai bar come se il problema fosse la forma fisica di un campione di calcio straniero. Totalmente avulsi dal contesto. Senza pensare che siamo un paese, che siamo persone, che abbiamo famiglie, e siamo tutti collegati. C’è solo il mito del denaro qui e ora, del successo di moda, nemmeno di sostanza. Abbiamo talmente perso la dignità che per far finta di averla cambiamo le regole del gioco. E non proviamo nemmeno vergogna a farlo.
Così i discepoli superano i maestri.
Noi cambiamo le regole del gioco pur di continuare a fare sempre più schifo, loro perdono pilastri bancari per strada (oggi è fallita la Lehman, una grande banca privata) e continuano a gonfiare il petto in mezzo mondo come fossero gli unici portatori della verità.
Chissà… forse il nuovo Dio non dovrebbe avere un umile uomo come figlio, ma un concetto come la dignità o la verità o la responsabilità.
Ma ci siamo persi talmente tante cose per strada che anche Dio avrebbe difficoltà a decidere di cosa avremmo bisogno.

Update, 16 settembre

Forse adesso lasceremo riposare sulle profumate ceneri dell’affettuoso ricordo, un passato tanto bello quanto ingombrante.
L’incapacità di accettare il distacco sarà forse superata dalla cesura forzata indotta dalla morte.
Addio Richard Wright, tastierista dei Pink Floyd. Compositore di uno degli album più belli che posseggo: evocativo, magico, dolce, razionale ma ancora sognante. Quel The Division Bell che segnò l’addio alle scene di uno dei gruppi più influenti del ‘900. Album che non fatica ancora ad incantarmi dopo un decennio d’ascolto. E una delle canzoni più belle, la cantò proprio lui.
Forse adesso smetteranno di lottare contro la realtà, cercando di riportare in vita un passato oramai sparito dietro l’orizzonte.
Cercando senza rispetto di riportare ad una pseudo-vita, qualcosa che non può più brillare.
Addio Pink Floyd, riuniti per l’ultima volta sul palco del Live8 nel 2005.
Addio.
Grazie di tutto.

Pink Floyd – Wearing the Inside Out

Resumeé

Ultimamente difficilmente trovo una musica che mi si adatti, non riesco ad ascoltare.
Sarà che nemmeno il mio cervello sa esattamente in che stato trovarsi: eccitato, depresso, nevrotico, schizofrenico…
Tante, troppe, cose tutte assieme concorrono per guadagnare il palco, la celebrità ma soprattutto la mia attenzione.
E nessuna può arrivare seconda, nè terza, ognuna ha costituzionalmente diritto imprescindibile a tutta la mia attenzione.
Solo che se una se la prende tutta, non ne rimane per le altre. Bene ode ai dilemmi irrisolvibili.
Che poi tali non sono, semplicemente la mente si espande, i neuroni adottano il metodo riproduttivo di vermi e conigli, e i gangli e le sinapsi aumentano vertiginosamente di numero in modo da poter tenere sempre a galla tutti i pensieri tutti assieme.
Chissà che non concorra al riscaldamento globale? Non ci sarebbe niente di strano se avessi la temperatura cranica mezzo grado sopra la media!

Ma anche qualora fosse il caso, a parte finire in qualche articolo scienfitico come dimostrazione della materialità del concetto di "stress", non ne otterrei molto in termini di soluzioni ai miei problemi. Del resto chi le trova mai fuori di se stesso?

Il 7, l’8 o il 9 ottobre mi laureo.
Devo consegnare tutto 15gg prima (tesi e presentazione) e niente è ancora finito, mentre il mio coordinatore continua a volermi far aggiungere capitoli.
Stravolgere la forma del codice che ho scritto finora è un altro compito che mi è stato assegnato. In mezzo a tutto questo la presentazione chi la fa?
Ho comprato su ebay, da un venditore giapponese, un set di mani aggiuntive… speriamo che sappiano fare di più che digitare il numero della carta di credito per pagarsi da sole!
Devo cambiare facoltà il che burocraticamente sarà una compravendita pazzesca di anima e corpo, roba da "piazza affari" o "una poltrona per due".
E le altre solite amenità che nel loro lento avvolgersi in spire attorno al cuore continuano da anni a soffocare lentamente, a chiudere fuori il sole e il suo calore.
Se non altro forse si avviano a conclusione, il che, per la mia indole, sarebbe forse sperabile rispetto allo stillicidio.
Anche la laurea di per se è una bella cosa: finalmente finisco!
Solo che nel raggiungere quest’obiettivo c’è un’impennata degli sforzi, delle pressioni, della fatica.
E ovviamente, come insegna Murphy, se qualcosa si deve rompere lo farà sempre nel momento in cui creerà il maggior scompiglio (leggasi: il maggior numero di danni collaterali e altri problemi).
Beh cmq tutto sarà affrontato e risolto a tempo debito, tanto già non mi tiro indietro di indole.
A maggior ragione quando, se pure ci si tira indietro, sono i problemi a rifarsi avanti!
Ergo mi laureerò, inizierò il nuovo corso, mi farò un culo così (!!!) e tutto (prima o poi) migliorerà!
Nonostante Dio si faccia sempre gli affari suoi e berlusconi pure!
Visto che finalmente ho trovato il motivo per cui vuole diventare papa?
E’ tanto simile a Dio!
Basta, detta la gran cazza… buona notte!

P.S. domani una bella giornata di mare   fank lo stress!

Lonely Soul

Questa musica è molto rilassante secondo me.
Il video poi mi sa di serenità, fluidità, amore, amicizia.
Tante cose tutte belle.

Dieci giorni di vacanza, sempre col fido portatile per finire la tesi.

I sogni son desideri.
E i desideri sono speranze.
La realtà è solo un incidente.
Ed io… io sono un imperterrito Donchisciotte.

Ad maiora.

In the shadows

Distinzioni labili.
Basta didascalie, in queste scale di grigi non riconosco più nulla.
Perso il senso con una voce che si allontana, nella distanza viaggia la realtà che non riesco a toccare.
Si allarga imperterrrito il campo visivo, si perdono i dettagli, si perde la consistenza, si perde la trama…
In un eterno movimento effimero anelo la staticità materiale, tangibile.
Persa in parole senza peso, fluttuo tra ricordi che non sanno che colore avere.
Attesa febbrile di un’ àncora metafisica che stabilizzi il vorticare dell’universo.
Illusione giovanile tarda a partire forse, ma anche pressante necessità morale.
Scivolo non già nel sonno o nella pazzia, ma nel distacco dell’ ottusione sensoriale.
Luoghi eterici fermi nella loro inessenza, persi in un tempo senza nome.
Ritorno al mare magnum fino al suo prossimo rigurgito, una viscida quanto debole peristalsi.
Una breve emozione mi riporterà, brevemente, alla vita.
Suadente d’intensità, irrisoria nella sua durata.
Giusto il gusto d’assaporare il calore, prima di tornare nel freddo del nulla.

Coriandoli nel vento

Leggere, si sollevano come piume nel vento.
Lasciano delicate la mia bocca, e volano libere nell’aria.
Girano, voltano, salgono e poi scendono, si perdono e poi si ritrovano.
Volteggiano sulle persone come fiori e coriandoli.
Colorate e piccole, si aggrappano ai capelli, si siedono su una spalla, per poi subito lasciarsi scivolare.
Solleticano il naso e vengono soffiate via, oppure si avvicinano agli occhi e una mano le allontana.
Molte finiscono tra l’erba, qualcuna in un tombino, qualcuna su una finestra a curiosare chi c’è dietro il vetro.
Piccole macchie di colore sempre più sbiadite mano mano che il tempo passa.
Quante sono capitate in un orecchio?
Come piccole pulci, ma abbastanza ingombranti da esserne subito scacciate da un intransigente dito buttafuori.
Come sarebbe bello se fosse pieno di bambini, loro si buttano allegramente nelle piogge di coriandoli, bagnandosi tutti spensieratamente e ridendo.
Ridendo!
Ma non è tempo di bambini, nè di gioco, nè di spensieratezza questo.
Di serietà, maturità, consapevolezza è grigio il cielo.
E i coriandoli non giocano a colorare l’aria, ma cadono vittime del grigiore.
E non c’è più il vecchietto che li vendeva, con il carretto con le buste di coriandoli e quelle di caramelle, e un sorriso per ogni bambino che tirava la mamma verso di lui. Al suo posto tanti ometti dalla pelle scura pieni di rose e di fastidiosa insistenza.
E io…
io continuo a lanciare qualche coriandolo, sperando che cada in qualche orecchio curioso abbastanza da non buttarlo.

Eva Cassidy – Somewhere Over the Rainbow

E così si avvicina agosto. Tutti partono e pensano a riposarsi. Beh mi pare giusto!
Io pure ci penso, ma intanto divento un panda (inteso come occhiaie) davanti ai vari monitor.
Oggi ho iniziato REALMENTE a scrivere la tesi: 5 ore solo per impaginare decentemente il frontespizio!
Beh se non so strano non c’è gusto ovviamente
Poi ho scritto l’introduzione (che però penso di ritoccare) e poi basta che mi facevano male gli occhi, la testa e pure i polsi.
In barba alla tastiera ergonomica.

Poi questo weekend l’ho passato mettendo a posto la scrivania (era diventata una zozzeria infinita) e un po’ la stanza, ma senza esagerare non sia mai poi mia madre non ha più di che lamentarsi.
Auff… prima o poi riuscirò ad andare a vivere per conto mio.

E insomma qua nella capitale si sta sempre meglio nel senso che il numero di persone diminuisce continuamente, il traffico pure, e la tranquillità aumenta. Ora se solo riuscissi a non trasformare questa tranquillità in apatia… sarei un (enorme) passo avanti!
Ma l’ho detto anche prima: a me il weekend fa quest’effetto. Sto molto meglio durante la settimana, nonostante la stanchezza epocale.
Chi lo sa perchè? O meglio lo so perchè, ma sto cercando di evitare i discorsoni seri e pesanti…
E si vede visto che non so cosa scrivere.
Bon tagliamola qua.

notte

Post-It

Cose da ricordare assolutamente

non  postare durante i weekend…


From Flikr

Così, come un profumo per la strada, passano le parole.
Quanti "tu per me sei importante" sono passati fragranti, uscendo dai fornai e dalle pasticcerie come dolcetti.
Come note che si perdono in lontananza, le parole si perdono nella distanza della memoria.
L’effimera brevità delle emozioni, come baluardo dell’inconsistenza umana.
Della labilità delle basi su cui si fondano idee e princìpi.
Ricordo un episodio:
"amami qui, adesso, ora"
"e domani?"
"amami ancora"
e io l’indomani l’amavo ancora, ma chi c’era ad amare me il giorno dopo?
e quello ancora dopo?
Sicuramente non lei.
E quante promesse ho visto infrante prima ancora che venissero pronunciate per intero.
L’incapacità negli occhi, l’inconsapevolezza nella bocca.
E parole che tagliano con le loro spine, quando la speranza cerca di afferrarle, cerca di crederci.
"ma tu ti devi fidare"
quanto mi piacerebbe, ah non immagini quanto!
Smetterla con tutte queste elucubrazioni!
Affrontare ogni cosa come una partita di scacchi: pensando in anticipo decine di mosse e relative contromosse, per cercare di prevedere come andrà e limitare i danni.
Potessi fidarmi non dovrei proteggermi.
Se qualcuno pensasse a non farmi male prima, molto prima di aprire bocca, potrei veramente stare sereno.
Ah che bello sarebbe!
Ma non è così, non è così perchè è normale che a tantissime persone non importi nulla di me, nemmeno mi conoscono
Non è così perchè è normale che a molte persone non importi di me quanto a me di loro.

(così come è normale che di certe persone a me importi meno di quanto a loro importa di me)

Keep ‘em coming!
Poi quante accuse mi si possono muovere…
-non faccio altro che lamentarmi
-faccio la vittima
-sono sempre triste
-sono io che non faccio abbastanza (questa la vorrei veramente sbattere a pedate in faccia al/ai mittente/i)

Beh sì qua sopra sono spesso triste, anche perchè scrivo quando non ho niente da fare il che già di per se significa apatia.
Ma del resto c’è una capacità di andare oltre le parole che ognuno ha, anche se chi più sviluppata e chi meno.
Ed è su questa che conto, perchè anche quando scrivo questo non sono in lacrime con un coltello pronto a tagliarmi le vene.
Sono forse incazzato, per le persone deboli che incontro.
Ma sbuffando, triturando i marroni, pestando i piedi, graffiando e sudando… io sono ancora qua.
Con tutti gli acciacchi, i dolori, i pezzi di cuore lasciati per strada.
Io sono ancora qua e sono sempre io.
Piano piano mi sto nascondendo sempre di più, ritirandomi lontano da ciò che mi fa male, lasciando fuori l’esercito che mi difende.
Ma verrà.
Verrà chi saprà prendermi per mano e farmi vedere i colori che gli occhi avranno dimenticato, senza per questo accecarmi.
Verrà chi saprà entrarmi dentro senza farmi male, aprendosi piano piano una strada e lastricandola di fiducia.
Verrà chi avrà voglia di parlare con me perchè sono IO e non solo perchè so ascoltare.
Ma soprattutto… verrà qualcuno con la mano stesa non per prendere, ma per dare.
Per accogliermi in un abbraccio e non farmi andare via, anche se sarò stupido come solo io so essere e cercherò di scappare.
Per giocare con me alla vita che ci accomuna; e non per chiamarmi quando ha qualche problema nella sua per poi richiudermi fuori.
Per sognare con me che la felicità esiste, e chissà… svegliarsi e trovarla fuori della finestra, nel sorriso del sole la mattina.

Stratovarius – Dream With Me

Giornata goliardica in laboratorio: onomastico di una professoressa, la quale si è presentata con tanto di tovaglia, piatti e cibarie di ogni tipo!
Auguri Federica!
E tanto ben di Dio per noi!
Poi, probabilmente fomentati dai vapori di fermentazione di tanto cibo nello stomaco, qualcuno se n’è uscito con 2 cose…
2 cose che mi hanno fatto venire la pelle d’oca, e ancora mi lasciano ondate di brividi sulla schiena…
Non faccio introduzioni, non spiego.
Ve le propongo e basta.
Dicendo solo una cosa: il primo è amatoriale, il secondo è professionale (e ufficiale).

 

 

Poi mi si chiede perchè odio la politica e chi la fa